Tenere tutta la liquidità sul conto corrente è una delle abitudini più costose del risparmiatore italiano. L'inflazione erode silenziosamente il potere d'acquisto, mentre un semplice conto deposito può oggi offrire rendimenti lordi tra il 2,5% e il 4% senza correre rischi di mercato.
Conto corrente: a cosa serve davvero
Il conto corrente è uno strumento operativo: stipendio in entrata, bollette, carte, bonifici. Non è progettato per far rendere i soldi. La regola pratica è tenervi 1-2 mesi di spese, non il fondo emergenza, non gli obiettivi a 2 anni.
Conto deposito libero
Funziona come un salvadanaio collegato al corrente: trasferisci e ritiri quando vuoi senza costi. Il rendimento è più basso di un vincolato ma resta molto superiore al conto corrente. Ideale per il fondo di emergenza.
Conto deposito vincolato
Bloccchi la somma per 6, 12, 24 o 36 mesi in cambio di un tasso più alto. Adatto a obiettivi con scadenza certa (anticipo casa fra 18 mesi, viaggio fra 1 anno). Attenzione allo svincolo anticipato: spesso comporta la perdita degli interessi maturati.
Tassazione e bollo
- Interessi: ritenuta del 26% (12,5% per i titoli di Stato e equiparati).
- Imposta di bollo: 34,20 € l'anno per i conti correnti con giacenza media oltre 5.000 €; sui conti deposito è proporzionale (0,20%).
- Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi: garantisce fino a 100.000 € per depositante per banca, sia su conto corrente sia su conto deposito.
Come allocare in pratica
Una scaletta efficace: 1-2 mensilità sul conto corrente per le spese, 3-6 mensilità sul conto deposito libero come fondo di emergenza, gli obiettivi con scadenza 6-24 mesi sul vincolato, gli obiettivi oltre 5-7 anni su ETF e PAC.
"Tenere 20.000 € fermi sul conto corrente in un anno di inflazione al 3% costa quanto un weekend a New York: 600 € persi senza accorgersene."
